Porsche 911 Carrera SPer capire fino in fondo la seconda generazione della 997 non basta scrutarla. Solo quando la usi, infatti, ti rendi conto della sua capacità di adeguarsi a tutte le situazioni. Potremmo chiamarla versatilità, se il termine non avesse un sapore troppo da monovolume. Fatto sta che questa Carrera sa dare grosse soddisfazioni al pilota con la stessa facilità con cui riesce a mettere a suo agio un automobilista che la guida per la prima volta. In coda o sui cordoli con la stessa disinvoltura. Un discorso che può benissimo cominciare dal posto di guida e continuare con la disposizione dei comandi principali, che sono tutti là dove te li aspetti, senza sorprese. Le due vere novità di questa 911 sono i sedili climatizzati e il navigatore satellitare completamente rinnovato: ora lo schermo è touch screen (e un po’ più grande di prima) e ha un nuovo software che ne rende l’utilizzo più facile e intuitivo.

Inutile, comunque, girarci attorno: le vere curiosità sono ben altre e riguardano il nuovo cambio PDK a sette rapporti, che manda in pensione il Tiptronic. Se lo si usa in Drive è morbido, privo di scossoni e accompagna la guida senza la minima incertezza. E quando si decide di “darci dentro”, il doppia frizione continua a essere un ottimo alleato: le cambiate diventano più veloci, ma non più brusche. A quel punto l’unico rammarico è rappresentato dai comandi al volante, con i quali si fa fatica a entrare in sintonia: un paio di insoliti pulsanti sulle razze, che consentono sì di poter fare tutto con una mano sola (essendo l’uno il duplicato dell’altro), ma richiedono un corposo periodo di apprendistato. Schiacciandoli con il pollice si sale di marcia, mentre per scalare bisogna tirarli con l’indice o con il medio. Difficile trovare il giusto affiatamento e, soprattutto in pista, fanno rimpiangere i classici paddle.

E proprio fra i cordoli ci si accorge di quanto siano stati ben spesi gli 804 euro del pacchetto Sport Chrono Plus, perché della sua presenza si giova anche il cambio. L’esemplare della nostra prova ne era sprovvisto e infatti, nell’utilizzo manuale, non aveva la stessa incisività di quelli che avevamo provato qualche mese fa in occasione della presentazione ufficiale della nuova 997. Senza il pacchetto si deve rinunciare anche al launch control, che, secondo la Casa, migliora di due decimi lo “zero-cento”. Una questione platonica, in fondo, visto che a Vairano la nostra Carrera ha sistemato la pratica in 4,39 secondi. Merito dell’enorme motricità, ma anche del nuovo flat six, che con l’iniezione diretta è diventato ancora più pronto e disponibile. Corposissimo anche ai bassi regimi, risponde con una prontezza esaltante ai movimenti dell’acceleratore. La robusta disponibilità di coppia lo rende eccezionalmente elastico pur guidando con un filo di gas.

Per avere una conferma tangibile della migliorata efficenza del boxer, inoltre, basta dare un’occhiata ai consumi, che non sembrano certo quelli di una sportiva da 300 orari. Non saranno quelli di una turbodiesel, ma sono abbastanza contenuti. Il tutto, ovviamente, a patto di non stuzzicare tutti i suoi 385 CV. Una tentazione alla quale, peraltro, non è facile resistere, perché il sei cilindri prende i giri in maniera esaltante: cattivo, rabbioso, con quella voce rauca che è solo sua, sa fondersi perfettamente con le qualità del telaio. Rispetto alla prima 997 sembra ancora più bilanciata, più facile: differenze che sono impossibili da notare su strada, ma che vengono fuori in pista. Avantreno e retrotreno sembra che dialoghino ancora meglio del solito, soprattutto con l’assetto in Sport: il rollio è azzerato e non sei costretto, a ogni curva, a scegliere tra sotto e sovrasterzo. E se te la giochi bene, puoi anticipare il gas e uscire dalla curva con le ruote già dritte. Sì, è sempre lei, la 911 che già conosci. Un po’ più facile, ma non certo meno esaltante.

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